27 (3.1) Rete EMERGENZA/URGENZA

(3.1.1) Gestione pandemie

Una pandemia è una epidemia la cui diffusione interessa più aree geografiche del mondo, con un alto numero di casi gravi ed una mortalità elevata.

Il virus dell’HIV può essere considerato pandemico, sebbene la sua diffusione (per ora inarrestabile nel sudest africano) sia teoricamente controllabile con misure preventive di applicazione piuttosto semplice, e la sua importanza in Europa e nel resto del mondo occidentale sia al momento piuttosto ridotta.

Nel 2002/2003 si è temuta una pandemia di SARS.

A partire dal febbraio 2004 si sono cominciate a rilevare casi di influenza aviaria in Vietnam. Si teme che l’influenza aviaria possa combinarsi con ceppi di influenza umana, dando vita a una pandemia potenzialmente molto pericolosa.

Nel 2009 c’è stata una pandemia influenzale del virus H1N1, ovvero l’influenza suina, che si è rivelata meno pericolosa del previsto.

Nel 2014 abbiamo affrontato il virus di febbre emorragica Ebola, con pochissimi casi in Italia.

Nel 2017 un piccolo focolaio della malattia infettiva tropicale Chikungunya, giunta alle porte di Roma.

PIANO PANDEMICO NAZIONALE

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_501_allegato.pdf
Il Piano si sviluppa secondo le sei fasi pandemiche dichiarate dall’OMS, prevedendo per ogni fase e livello, obiettivi ed azioni.
Molte delle azioni individuate sono già state realizzate man mano che la situazione epidemiologica lo ha richiesto. Il Piano contiene, come allegato, le linee guida per la stesura dei Piani pandemici regionali.

RIFERIMENTI NORMATIVI REGIONALI

DGR Lazio 302/08 del 24 aprile 2008 – BUR n. 90 del 28-7-08, a sua volta conseguente al “Piano Nazionale di
Preparazione e Risposta ad una Pandemia Influenzale”

RESPONSABILITA’ REGIONE LAZIO

L’Ircss Lazzaro Spallanzani rappresenta il centro di riferimento per la gestione clinica, la diagnosi virologica e l’inquadramento epidemiologico dei casi.
L’ARES 118 è responsabile del trasporto dei casi.
La Direzione Regionale (ex ASL RME, ex ASP) è responsabile del flusso informativo e riceve in tempo reale le segnalazioni degli accessi nei pronto soccorso.
I MMG svolgono ruolo chiave nell’indagine epidemiologica relativa ai primi casi, nell’assistenza domiciliare dei casi e nella immunizzazione di massa quando disponibile il vaccino.

VALUTAZIONE RESILIENZA SSR LAZIO IN CASO DI PANDEMIA:

  • livello di operativita’ di tutte le strutture sanitarie regionali predisposte ad affrontare il bioterrorismo e le emergenze pandemiche;

  • stato degli investimenti economici nelle strutture sanitarie esistenti, di cui al punto precedente, e il piano di investimento su nuove possibili strutture, in modo da rispondere con efficacia ad un possibile fenomeno pandemico nel territorio regionale.

  • aggiornamento del protocollo presso le strutture di prima assistenza sanitaria finalizzato alla prevenzione, riconoscimento e trattamento dei casi sospetti in periodo di allerta pandemico o in periodo pandemico.

  • catena di comando e la relativa nomina di un Coordinatore Unico Aziendale per la Pandemia in ogni ASL, AO, Policlinico Universitario, IRCCS.

  • piano di coinvolgimento diretto dell’Ares, della Croce Rossa Italiana e della rete di associazioni di volontariato che affiancano le attivita’ del SSR.

  • Quali ASL e quali strutture ospedaliere nel territorio regionale abbiano predisposto e aggiornato il Piano Pandemico Aziendale

  • Dove siano pubblicate sul sito della Regione Lazio le procedure di sicurezza sanitaria di emergenza (con aggiornamento del “Piano regionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale”)

  • Quali siano i centri di coordinamento e controllo pandemie nel territorio regionale, con le relative responsabilita’ nella gestione dei piani di isolamento e quarantena della popolazione, dei piani di emergenza per mantenere la funzionalità dei servizi sanitari e altri servizi essenziali, della sorveglianza epidemiologica e virologica

  • modalita’ di preallarme delle strutture regionali adeguate alla presa in carico delle pandemie ad alta diffusione

  • piani di formazione in corso e previsti per gli operatori sanitari che sarebbero esposti con maggiore probabilita’ all’infezione

  • piani di informazione per i cittadini del territorio regionale

    Appare necessaria una revisione/integrazione del piano pandemico regionale e dei piani pandemici aziendali, nonchè verifiche periodiche di piena operatività dell’organizzazione logistica ed organizzativa (strutture, personale, trasporto sacche e verifica loro positività, test, procedure di contenimento, informazioni ai cittadini, ecc)

    (3.1.2) Gestione catastrofi naturali ed eventi improvvisi di grave inquinamento ambientale/sanitario

 

(3.1.3) Blocco barelle e affollamento PS

 

valutazione completa del modello emergenziale

DA INTEGRARE CON http://www.lazio5stelle.it/wp-content/uploads/2015/02/DOCUMENTO-ANALISI-RETE-EMERGENZA-CON-PROPOSTE-CONGIUNTE.pdf

e sulla base delle “PROPOSTE OPERATIVE MIGLIORAMENTO GESTIONE PRONTO SOCCORSO“, approvata all’unanimita’ dall’intero Consiglio Regionale in data 20/02/2015.

http://atticrl.regione.lazio.it/risoluzioni_dettaglio.aspx?id=68

RETE DELL’EMERGENZA E PRONTO SOCCORSO (*dossier 86 pagine esistente, versione aggiornata ancora da pubblicare ma disponibile e gruppo di lavoro dedicato allo studio delle reti classificate per patologia):

  • Liste di attesa: è una delle componenti che incide sul sovraffollamento del pronto soccorso da parte dei potenzialmente curabili territorialmente, dei cronici e di tutti gli utenti non appropriati. Su questo abbiamo formulato una proposta di legge che orienta la programmazione e controllo delle prestazioni istituzionali in base alle risorse disponibili, sia professionali e sia strumentali. E’ emerso dalla richiesta di accesso agli atti che in base al numero dei professionisti (SUMAIsti, territoriali e ospedalieri) alle ore disponibili, il numero di prestazioni istituzionali erogate è di gran lunga inferiore a qualsiasi nomenclatore di specialità. Il motivo è legato a due fattori: non esiste budget delle prestazioni ambulatoriali per distretto e disciplina con relativo controllo dell’erogazione e non esiste obbligatorietà dell’immissione delle prestazioni erogabili nelle agende Recup (molti ambulatori non vengono inseriti)

  • Gestione Cronicità: i pazienti cronici, rappresentano la fetta più onerosa per il servizio sanitario, ma anche quella che non viene affatto soddisfatta dal servizio stesso. Parecchi sono gli indicatori che denotano l’assoluta incapacità da parte dei distretti e del territorio di fronteggiare il fabbisogno di assistenza. I cronici sono una delle 5 macro classi in fase di studio che stiamo utilizzando per segmentare la domanda. Gli indicatori mostrano livelli di inappropriatezza sia nell’accesso al pronto soccorso (dal 50% al 70% dei residenti cronici fanno accesso al pronto soccorso almeno una volta l’anno), sia nell’inappropriatezza del ricovero stesso, sia nell’applicazione dei percorsi diagnostico terapeutici e sia nel coinvolgimento effettivo trasversale delle funzioni territoriali con quelle specialistiche ospedaliere. Pertanto si sta elaborando un piano a se stante per la soddisfazione delle esigenze di questa importantissima macroclasse di utenza.

  • Riformulazione del ruolo del medico di medicina generale: deve diventare attore del processo di monitoraggio e controllo dei percorsi terapeutici dei propri pazienti cronici, ed il centro di risoluzione ambulatoriale (assieme ad altre organizzazioni preposte, come case della salute o ambulatori territoriali) dei casi meno gravi di triage in caso di emergenza. Dovrebbe inoltre essere riqualificato professionalmente con formazione presso i pronto soccorso a cadenza periodica e dovrebbe essere monitorato e remunerato anche in base al follow up mediante utilizzo di specifici indicatori (inappropriati al ps per patologie croniche, ricoveri ripetuti dopo gli 8 giorni dalla dimissione, ecc). Dovrebbe essere agevolato nelle procedure di interscambio informativo in riferimento al fascicolo sanitario elettronico dei propri pazienti. E dovrebbe essere incentivato nell’inserimento di informazioni specifiche del paziente di cui solo egli è direttamente e unico possessore. Dovrebbe essere anche agevolato nell’istituzione di appositi ambulatori aperti h 24 polispecialistici gestiti sempre da MMG e basati sull’aggregazione volontaria.

  • Soluzione dell’Intramoenia e del conflitto di interessi: il sistema di controllo dell’attività libero professionale si basa essenzialmente sul controllo delle prestazioni istituzionali (non solo dell’alpi) per singolo medico e singola disciplina. Attualmente accade che i medici che erogano prestazioni Alpi siano disincentivati nell’erogazione delle prestazioni istituzionali in quanto la lunghezza delle liste di attesa induce il paziente a rivolgersi all’intramoenia per abbattere i tempi di attesa. Questo produce uno squilibrio in termini di accessibilità di tutti al servizio sanitario. I meno abbienti che non hanno possibilità economiche, o rinunciano alle cure o si rivolgono inappropriatamente al pronto soccorso per accertamenti diagnostici e visite specialistiche. (Abbiamo una proposta di legge che evidenzia le modalità risolutive del problema). La possibilità di assegnare un budget per singolo medico relativo alle prestazioni istituzionali (basato su nomenclatori di categoria) e il relativo controllo delle stesse in termini di volume ed efficacia, oltre che l’immissione in agenda recup di tale disponibilità, finirebbe per alleggerire notevolmente le liste di attesa. Esistono inoltre una molteplicità di figure tecniche e propedeutiche all’erogazione della prestazione specialistica che non vengono appositamente immessi tra gli erogatori del servizio (es: i sonographer per quanto riguarda le ecocardiografie, ecc.). Si tenga infatti presente che le prestazioni alpi non devono superare in numero quelle erogate istituzionalmente, ma questo avviene di fatto per il semplice motivo per quelle istituzionali non vengono affatto controllate dalle aziende.

 

(3.1.4) Revisione modello gestionale ARES 118

ruolo e funzioni ARES 118 in coordinamento con strutture locali e nazionali di protezione civile
***in elaborazione

(evitare ogni forma di privatizzazione e gestione a spot da parte di cooperative non convenzionate)
centralizzazione richieste soccorso e velocizzazione processi di assegnazione ad ambulanze pubbliche, con monitoraggio posizione e identificazione destinazione per patologia e disponibilita’ struttura ospedaliera attrezzata

ipotesi analisi reinternalizzazione (parziale) di ares nelle aziende sanitarie, con parziale ridistribuzione funzioni a protezione civile

revisione funzioni ares su efficacia e ottimizzazione modello gestionale interno

informatizzazione avanzata ambulanze attraverso gestione centrale, con verifica disponibilita’/affiancamento automediche

mappatura ed eliminazione chiamate a spot fuori convenzione

mappatura e verifica appropriatezza chiamate per ambulanze in convenzione (non mezzi propri ares)

revisione completa materiale a bordo (macchinari e apparecchiature) e personale (tipologia, formazione)

verifica assicurazioni e manutenzione mezzi emergenza

sovrautilizzo elisoccorso: affitto mezzi, operativita’, costi, ecc

***necessaria valutazione approfondita, con comparazione altri modelli regionali

 

(3.1.5) Elisoccorso
***in elaborazione

(3.1.6) Moduli territoriali di emergenza

Rappresentano un’effettiva alternativa all’attuale rete dell’assistenza in emergenza. Attualmente gran parte dei flussi si concentrano presso dea di primo e secondo livello, generalmente confluenti nella capitale. Se si esamina lo stato di salute della popolazione in termini di mortalità per patologie che richiedono un intervento rapido a livello territoriale si evince che nelle province il tasso risulta decisamente superiore rispetto alla capitale presso cui si concentrano le affluenze di rete. Il modello che attualmente stiamo studiando (esiste documento in fase di sviluppo) presuppone la capillarizzazione geolocalizzata dei moduli di emergenza territoriali che consentano il soccorso in termini assai rapidi (la mortalità per alcune patologie è strettamente collegata con il tempo di arrivo in ospedale) e che nel contempo siano atti a stabilizzare le condizioni del paziente prima di canalizzarlo verso il ricovero in elezione nei centri altamente specializzati. Pertanto la tempistica e la stabilizzazione del paziente diventano gli elementi necessari alle strutture dei moduli. L’elezione verrebbe quindi sgravata dal flusso presso i pronto soccorso anche da parte di pazienti che potrebbero essere stabilizzati altrove.

**in attesa elaborazione finale business plan gruppo tecnico 3

(3.1.7) Rimodellazione Pronto soccorso
***in elaborazione

percorsi
aree finevita
applicazione risoluzione 68/2015

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